La fragilità sociale che incombe sulle famiglie e sulle Comunità locali

Di Davide Moro, Sindaco di Due Carrare

Colgo molto volentieri l’invito di raccontare come sta vivendo un sindaco la riforma degli ATS. Sono Davide Moro sindaco del Comune di Due Carrare: un comune a sud di Padova vicino alla zona termale di Abano e Montegrotto Terme e che conta circa 9000 abitanti.


La gestione del sociale è una questione sempre molto delicata perché ha a che fare con la dignità della persona, che, come recita il primo articolo della carta dei diritti dell’Europa, è inviolabile e deve essere rispettata e tutelata.

La dignità di una persona può essere minata dalle contingenze della vita così come dalle modificazioni dell’ambiente in cui vive.

Non dobbiamo dimenticare che la questione sociale riguarda non solo l’individuo ma anche la comunità in cui vive. E questo non solo per “fare del bene” al prossimo (che qualcuno potrebbe definire “buonismo”) ma anche per il benessere dell’intera comunità in cui l’individuo vive. Tutelare, quindi, la dignità della singola persona diventa anche e principalmente un lavoro comunitario, un intervento sociale. 

Con fatica e con tanta pazienza i comuni hanno sempre cercato di aiutare le persone nei momenti di difficoltà così come nei momenti di passaggio della loro vita. Da quando nasce un bambino, si aiuta la famiglia con l’istituzione degli asili nido e poi le scuole dell’infanzia etc…

I ragazzi vengono aiutati nel loro percorso scolastico con progetti di vario tipo oppure semplicemente con una biblioteca intesa non solo come luogo ma anche e soprattutto come relazioni e opportunità. Nell’età adulta si organizzano corsi di formazione specifici per il reinserimento lavorativo (o con sportelli del lavoro).

E infine ricordo la disabilità, le dipendenze e gli anziani.

L’intervento sociale in questi casi è un aiuto che è rivolto anche alle famiglie oltre che alle persone che spesso vivono anche una condizione di fragilità.

Nella fascia di aiuto agli anziani cito due esempi che conosco bene: i  centri sollievo o i “caffè Alzheimer” aiutano le famiglie a gestire le demenze senili o il decadimento cognitivo nella fase precoce, e l’entrata nelle strutture cosiddette case di riposo.

Attraverso il sociale passano anche i contributi di vario genere: dai meno abbienti, alle famiglie numerose, all’aiuto negli acquisti dei libri etc…

In questi ultimi tempi stiamo assistendo ad una rivoluzione attorno al concetto di sociale e di assistenza sociale.
A Tina Anselmi dobbiamo l’innovazione del Sistema Sanitario Nazionale e allo stesso tempo il concetto di legare intimamente sanitario e sociale in tutti quei casi in cui la salute della persona implica riflessi sociali.

Di solito questi ultimi casi sono i più complessi. E quello che preoccupa un Sindaco di paese è che si sta staccando il sociale dal sanitario: temo si corra il rischio di slegare dalla cura della persona l’aspetto sociale e quindi in ultima istanza non avere più come faro la dignità della persona in tutte le sue condizioni e momenti di vita.

A questa prima preoccupazione, non posso nascondere il timore che hanno tutti i comuni per la questione economica. Già oggi le amministrazioni comunali trasferiscono al sistema sanitario risorse non banali per le casse comunali. A Due Carrare si trasferiscono all’incirca 25 euro per abitante all’anno. A questo si aggiungono i costi per i minori in comunità oppure disabili o anziani non autosufficienti

Casi sociali che vanno gestiti e seguiti ma tolgono tantissime risorse ai comuni nell’indifferenza degli enti superiori che, quando va bene, erogano qualche piccolo ristoro

Come amministratori ci sentiamo smarriti nella complessità normativa e istituzionale della costituzione degli ATS e spesso sentiamo di non riuscire ad apportare il contributo delle esperienze maturate nelle nostre comunità. Abbiamo quindi il timore che i servizi ATS si concentrino sui livelli essenziali strizzando l’occhio al risparmio più che all’armonia e uniformità di servizi tra comunità e territori.

Il comune è l’interfaccia più prossima tra Istituzioni e Cittadino. Anzi, oserei dire il Comune è la faccia delle Istituzioni: il cittadino sa a chi e dove rivolgersi quantomeno in prima istanza. In Comune trova persone che lui conosce: le assistenti sociali così come il sindaco, gli assessori, i consiglieri e gli altri dipendenti comunali.

Nella riforma in atto si sta stravolgendo anche questo approccio quando si parla di inglobare dentro gli ATS i lavoratori che nei comuni si occupano di sociale e in particolare gli assistenti sociali. Di questo io sono molto preoccupato per prima cosa perché perdiamo delle risorse umane che con competenza curano le relazioni sociali di un territorio e poi perché, giocoforza, si andrà a spostare il baricentro dei servizi sociali dal territorio comunale ad un ambito sovracomunale. Su quest’ultimo aspetto penso in particolare alla popolazione anziana che invece di avere il proprio comune come punto di riferimento si troverà a dover spostarsi in altri luoghi dove gli ATS diventeranno operativi.

C’è una deriva preoccupante che sta trasformando le nostre comunità in gruppi di individui. È una tendenza generale e qualcuno la imputa al sopravvento dell’uso dei social e della tecnologia. La mia esortazione è che in questa riforma degli ATS si stia attenti a non costruire un sistema che insegua i bisogni dei singoli a scapito degli interessi della comunità e delle sue reti sociali 

Una idea in più è un esercizio di libertà.