S’avanza una formidabile Agenzia educativa di promozione sociale e culturale

Di Dino Bertocco

Al congresso 2025 della CISL VENETO è stato presentato un progetto ricco non solo di analisi rigorose sullo stato della realtà socioeconomica veneta, ma anche di proposte concrete ed innovative correlate all’impegno per realizzare un salto di qualità professionale e di efficacia organizzativa nell’azione di rappresentanza sindacale


Un plauso sincero

Massimiliano Paglini (*) ha presentato al Congresso regionale che lo ha confermato nella carica di Segretario Generale una relazione ragguardevole sia nella struttura dell’impianto programmatico, sia nella qualità degli argomenti, delle analisi e delle proposte operative.

Ispirato da una appropriata ed efficace citazione e visione dell’opera di Francesco Goya ‘Il sonno della ragione genera mostri’, egli si è impegnato ad illuminare la realtà sociale ed economica della Regione con il rigore e lo scrupolo dell’indagatore, adottando un linguaggio chiaro ed assemblando una messe cospicua di dati e di fatti che sono diventati il ‘fondale’ nel quale collocare la mission di un Sindacato che lui ha esplicitamente sollecitato a dotarsi di “Una grande fecondità di idee, di visione strategica, di consapevolezza della complessità, del bivio o meglio dei bivi che la Storia ci mette di fronte, della insostituibilità del nostro ruolo di agente sociale, agente educativo e di cambiamento, di lievito della società: un ruolo che ci è stato affidato quando abbiamo scelto di essere sindacalisti, e di esserlo in Cisl”.

Esprimendo un giudizio sintetico si potrebbe dire che il testo illustra in modo pacato ed inequivocabile la diagnosi di un corpo, quello del Veneto, robusto e vitale, ma minato da una molteplicità di patologie che ne stanno compromettendo non solo la salute ma anche la prospettiva, ovvero la tenuta sociale ed economica, per salvaguardare la quale il Segretario Generale della Cisl ha formulato un vibrante appello alle tutte le Associazioni professionali ed imprenditoriali, Forze politiche ed istituzioni – non dimenticando di sottolineare il contributo importante del Terzo Settore – affinchè condividano una progettualità ed un percorso di concertazione focalizzati su un Patto per la Qualità e Sostenibilità dello Sviluppo.

Ma l’asse strategico della proposta è baricentrato sulla vocazione e sulla responsabilità che lo stesso Sindacato si deve dare ed assumere autonomamente come soggetto che pratica e promuove la cultura della partecipazione, dotandosi di una capacità di elaborazione con cui esprimere un grado di conoscenza e consapevolezza critica della funzione decisiva che esso deve esercitare come ‘lievito’ e fattore trainante della crescita dell’intera Comunità regionale.

E bisogna sottolineare che per tale prospettiva la relazione ed in particolare il Documento integrativo allegato costituiscono una piattaforma programmatica ed indicano una metodologia operativa di una densità di contenuti e di chiarezza di obiettivi esemplare.

La loro lettura e rilettura sono un esercizio davvero consigliabili a tutti coloro che nei mesi passati e verosimilmente in quelli futuri hanno partecipato e parteciperanno alla discussione sulle Elezioni regionali: vi troveranno gli elementi per uscire dal chiacchiericcio ozioso e misurarsi realmente con gli interrogativi ed i nodi strutturali che gravano sulla e competono alla Governance di un Ente che, a ben guardare i numeri e le numerose schede relative alla molteplicità delle questioni esaminate nella relazione, risulta arrivare in ritardo ed impreparato al ‘cambio di guardia’ che – nell’ultimo anno – è stato preso in considerazione soprattutto per la querelle sul terzo (in realtà quarto) mandato del suo Presidente, non certamente per i numerosi dossier e le questioni strutturali che Massimiliano Paglini ha sottoposto ad un severo e circostanziato esame.

Il congresso 2025 della CISL VENETO

Alcune osservazioni

Ed è proprio a partire dal riconoscimento di quella che ho definito una diagnosi condivisibile e per molti versi originale, inusuale cioè nell’ambito del dibattito politico-sindacale a livello regionale, presentata al Congresso, ritengo opportuno, anzi doveroso, esprimere una serie di rilievi e considerazioni sulla riflessione storico-culturale che l’hanno corredata, soffermandomi inoltre sugli aspetti della prognosi (ovvero delle indicazioni programmatiche) per suggerire alcune correzioni ed integrazioni alla rotta delle iniziative prospettate per una CISL che giustamente vuole acquisire una centralità nell’ambito sociale e politico-istituzionale regionale.

Li segnaliamo come titoli per promuovere una riflessione che è motivata da ragioni ed argomentazioni radicate in convinzioni ed esperienze maturate sia nell’ambito di una lunga militanza cislina che nello studio e nelle esperienze professionali successive realizzate in ricerche, progettazioni e realizzazioni focalizzate sulle

questioni attinenti il processo della partecipazione democratica, della cittadinanza attiva e del protagonismo politico-culturale dell’Associazionismo e delle Organizzazioni di rappresentanza.

L’intendimento è quello di contribuire da semplice osservatore, con un ‘credito’ di 50 anni di iscrizione, ampliare lo spettro della visione strategica da cui trarre l’ispirazione e gli elementi di maggiore concretezza ed efficacia nell’azione sindacale prospettata.

  1. Mi preme innanzitutto dissipare il rischio di un equivoco riscontrato nel testo della relazione: vi si legge un legittimo ed apprezzabile tentativo di attingere al patrimonio della memoria storica delle lotte sociali contadine, che però scivola (inconsapevolmente?) in una visione retrotopica delle radici, non avvertendo che la nascita della CISL nel 1950 costituisce una discontinuità sia culturale che, soprattutto, progettuale ed organizzativo-gestionale dei modelli della rappresentanza e dell’attività contrattuale. Tale carattere distintivo costituisce una innovazione che irrompe nello scenario postbellico del processo di sviluppo industriale e di una politica economica invischiati nelle resistenze delle subculture corporative ed ‘agropastorali’ prevalenti in tutta la prima metà del ‘900, ovviamente accentuate durante il ventennio fascista con il protezionismo ed il nazionalismo, ma trascinatesi anche dopo. Se non si comprende ed apprezza pienamente la svolta modernizzatrice e la dinamicizzazione delle relazioni sindacali impressa dalla CISL, è difficile pensare al ruolo ed alle sfide che le competono oggi.
  2. In realtà la originale ed inedita vivacità dell’attività cislina in Veneto va interpretata e recuperata non con lo sguardo rivolto al passato, bensì come traduzione e concretizzazione di una nuova cultura sindacale appresa e praticata dalle giovani generazioni di dirigenti al Centro Studi Nazionale CISL di Firenze, nel quale hanno insegnato i migliori esponenti della classe dirigente, espressione sia del mondo economico-scientifico che manageriale emerse nel dopoguerrra. Solo così si possono analizzare e valutare le esperienze di contrattazione aziendale e concertazione territoriale e regionale che hanno realizzato Accordi e Protocolli innovativi per le Relazioni sindacali ed istituzionali, facendo assumere al Sindacato Confederale un ruolo di acceleratore delle politiche di tutela del lavoro e dello sviluppo regionale. Proprio quel ruolo che Massimiliano Paglini rilancia, indicando i nuovi terreni e le nuove sfide con cui deve fare i conti, in particolare per l’innovazione delle politiche di welfare, coniugando ed integrando virtuosamente le prestazioni del Servizio Pubblico con le conquiste della contrattazione aziendale.
  3. Correlate a tali considerazioni, viene da rilevare che la relazione bypassa in modo ingiustificabile un giudizio politico sul sistema della Governance del Veneto: in essa si insiste giustamente sui rischi del tempo presente in cui la comunicazione è diventata uno strumento potente di manipolazione dell’opinione pubblica. Ebbene, la nostra Regione è stata un palcoscenico nel quale il suo Presidente, Luca Zaia, si è esibito – per un ventennio (!?) – in una gigantesca manipolazione della questione ‘autonomia’, spostandola dal suo terreno proprio della riorganizzazione ed efficientamento istituzionale ed innovazione tecnologico-burocratica della Pubblica Amministrazione (compresa quella fatiscente locale e regionale), a conflitto con lo Stato e con la Corte Costituzionale, sulla base di un irredentismo venetista privo di basi storico-culturali e tutto giocato su quell’autentico bluff del Governo D’Alema che è stato il Titolo V della Costituzione riformata, sul quale la Giunta regionale del Centrodestra – accentuatamente con la guida Zaia – con l’ausilio di uno stuolo di azzeccagarbugli, ha investito illusioni e malafede (ed un referendum farlocco) alla ricerca del mitico residuo fiscale (di tale paradossale vicenda trovate ampia documentazione su in proposito).
  4. Ed a proposito di velleitarismo disonesto, va sottolineato che mentre si faceva la gran cassa sul e post referendum per l’autonomia, la Regione Veneto, sulla scorta di una deliberata linea politica regressiva, si rifiutava di applicare e gestire le competenze proprie per quanto riguarda l’addizionale IRPEF che le avrebbe consentito di recuperare le risorse finanziarie necessarie per fronteggiare le varie emergenze che puntualmente vengono indicate nella relazione, in particolare per quanto attiene i servizi sociali deficitari. Mi sarei aspettato e mi aspetto che tale colossale contraddizione venga denunciata non solo dalla CISL, bensì da tutte le Organizzazioni di rappresentanza che lamentano il deficit di risposte concrete della Politica regionale.
  5. Restando sui temi ideologico-culturali che meritevolmente connotano e qualificano molti capitoli della relazione, emerge una sorta di dimenticanza laddove, nel denunciare i rischi di derive totalitarie ed oscuramenti della razionalità dentro i faticosi processi di costruzione e difesa della Democrazia, si cita l’evento storico nefasto del nazismo senza ricordare il ‘cugino’ comunismo che l’ha preceduto e sopravanzato nelle apparizioni funeste del ventesimo secolo: si tratta di un rapporto di parentela che non può né dimenticato né tanto meno oscurato in una congiuntura nella quale l’Europa e l’Occidente democratico sono sotto scacco per l’attacco concentrico (bellico) da parte del neoimperialismo sovietico e (economico) da parte del nascente imperialismo cinese (su questa cruciale questione suggerisco di ‘linkare’ il documento che illustra l’orientamento assunto dal Parlamento europeo)
  6. Le sottolineature sulla crisi e sui rischi incombenti che caratterizzano le Democrazie nella presente congiuntura storica, credo sinceramente che dovrebbero essere corredate ed integrate da una più puntuale riflessione critica su uno dei fattori che rappresentano oggettivamente un loro l’indebolimento, ovvero il mancato riconoscimento e la perdita di efficacia dell’azione di rappresentanza dei Corpi intermedi i quali spiccano le Organizzazioni Sindacali, con la progressiva frammentazione ed anche le divisioni che si sono manifestate clamorosamente nella vicenda del referendum promosso dalla CGIL.
  7. A tal proposito risulta poco comprensibile, nella relazione, l’assenza di valutazioni e riferimenti ai rapporti della CISL con CGIL e UIL sia per quanto concerne tutte le ipotizzate iniziative di concertazione, sia, naturalmente, la citata iniziativa referendaria sul Jobs act: i temi del mercato del lavoro sono illustrati dettagliatamente ed esprimono nella loro evidenza fattuale, il grado di ottusità e fuga dalla realtà della CGIL che andrebbe stigmatizzato, anche per un’opera di informazione e chiarificazione tra i lavoratori che meritano un’operazione-verità che difenda le ragioni dell’autonomia del Sindacato che contratta e concerta e non diventa puro strumento di mobilitazioni propagandistiche e battaglie ideologiche che lo delegittimano nel suo ruolo di protagonista nella tutela reale e non populista.
  8. E proprio la necessità di rafforzare la presenza competitiva della CISL sia sul mercato politico che delle relazioni sindacali e rapporti unitari, richiede un supplemento di riflessione e pianificazione delle tecnologie e delle metodologie per potenziare i processi di comunicazione e partecipazione dei lavoratori, per una mobilitazione cognitiva e sentimentale che rafforzi i rapporti associativi ed avvii innovativi canali di ascolto e confronto, fondamentali per monitorare il disagio diffuso e rafforzare l’attività di rappresentanza, contrattazione e concertazione sulle questioni illustrate nel Documento integrativo che, lo ripeto, costituisce un autentico Programma per il rinnovamento della governance regionale che deve entrare vigorosamente nel dibattito dell’incipiente campagna elettorale.
  9. Ed In coerenza con la giusta rivendicazione cislina di diventare un attore centrale dell’agenda politica, ritengo che vada maggiormente evidenziato il ruolo sussidiario, su molte policies regionali, degli Enti Bilaterali, il cui enorme lavoro va monitorato e rendicontato all’opinione pubblica sia per un’opera necessaria di trasparenza, sia per comprendere gli spazi negoziali e le risorse disponibili per attribuire ad essi inedite funzioni di servizio per alcune delle domande sociali emergenti ed evidenziate nella stessa relazione.

Alcuni suggerimenti

Mi soffermo infine su alcune affermazioni presenti nella relazione che mi hanno suscitato delle perplessità e che dovrebbero se non corrette, almeno precisate nel significato ad esse attributo, in quanto si prestano ad una lettura fuorviante.

  1. In essa si parla di ‘sovranità alimentare’: è un concetto decisamente ambiguo soprattutto in presenza di un maldestro Ministro dell’Agricoltura che ne ha fatto uno slogan sovranista, regressivo sul piano scientifico e paradossale sicuramente in una Regione come il Veneto campione della filiera agro-industriale pienamente integrata in un mercato globale nel quale presidia ed espande quote di mercato in produzioni decisamente vocate ed orientate all’export.
  2. Per quanto riguarda poi una questione affrontata con un giusto afflato etico, quella dei conflitti e delle guerre nel mondo, accanto all’analisi rigorosa sulla cruciale problematica degli armamenti necessari e del pacifismo a prescindere, suggerisco di tener da conto i dati ed i fatti storici indagati da Steven Pinker: ciò per inquadrare storicamente le pulsioni antropologico-culturali della violenza e del bellicismo. Anche sotto profilo credo che da parte della CISL veneta, in una Regione che ha visto esponenti leghisti della maggioranza ‘fraternizzare’ con l’aggressione russa all’Ucraina non debba mancare un esplicito forte messaggio di solidarietà e sostegno (soprattutto militare) all’eroica resistenza del popolo ucraino che sta lottando anche per noi, per non legittimare la sopraffazione.
  3. Sull’economia americana: i numeri citati vanno aggiornati non solo perché la cifra in ballo dell’American Rescue Plan Act è enormemente più significativa, bensì perché il 1.900 miliardi del provvedimento patrocinato dall’ex Presidente Biden, costituiscono la ‘cifra’ e la misura della strategia neokeynesiana messa in campo per sostenere un’economia di una Paese, prima potenza mondiale, con un deficit infrastrutturale spaventoso, a significare che i dazi trumpiani sono fumo negli occhi per l’elettorato, ma sicuramente non la soluzione della crisi Usa all’interno di una competizione geopolitica e di una neoglobalizzazione che richiede una leadership sintonizzata con le tensioni e soluzioni del multilateralismo non certo della loro esasperazione e semplificazione in chiave sovranista.
  4. Sul ‘Capitalismo di Comunità’: le ragioni e le proposte sono stringenti ed apprezzabili, ma esse vanno integrate con una denuncia circostanziata dell’inammissibile ritardo con cui il Provvedimento governativo 5.0 (non) viene messo a terra. I sei miliardi di finanziamenti in ballo rappresentano per le PMI venete risorse decisive per innescare il processo di innovazione ed irrobustimento del sistema produttivo regionale!
  5. Immigrazione: è urgente mettere a punto un Progetto esecutivo per l’accoglienza e l’integrazione: la CISL Veneto è sicuramente l’Organizzazione più attrezzata e più legittimata a realizzare il coinvolgendo ed il coordinamento di tutti gli attori interessati ed impegnati a fare i decisivi conti con quella che Stefano Allievi, nel suo ultimo libro ha titolato ‘Diversità e convivenza’, in cui mette il dito sulla piaga dei ritardi e delle resistenze socioculturali a misurarsi con una fenomenologia che mette in gioco sia la sopravvivenza economica che l’armonia sociale della Comunità veneta. Sicuramente è il terreno di gioco più sfidante per quell’Agenzia educativa presentata con chiarezza e coraggio da Massimiliano Paglini.
  6. Emigrazione, in altri termini l’esodo giovanile: si tratta di un ‘fenomeno’ che costituisce un alert drammatico, finora sottovalutato dall’intera classe dirigente veneta e addirittura banalizzato dal Presidente Zaia: in questo caso diventa decisivo da parte della CISL la capacità di metterlo al centro dell’iniziativa, sostenuta dal ‘metodo negoziale’, di concertazione per il Patto di Sviluppo.
  7. Inverno demografico: i numeri della Fondazione Corazzin e della Fondazione Nordest, illustrati sia nella relazione che nel documento integrativo, rappresentano la fotografia del fallimentare ventennio zaiano che ha irretito l’opinione pubblica e le forze sociali oscurando i nodi strutturali della società veneta proiettandola nel magico e virtuale mondo dell’isola che non c’è mentre le sue fondamenta venivano erose dalle onde di cambiamenti strutturali colpevolmente non avvertiti e tanto meno affrontati dalla maggioranza di un Governo regionale progressivamente scivolato nell’inconcludenza e nell’irrilevanza della sua azione

Meno male che la CISL Veneto c’è!

In particolare i punti e), f), g) ‘urlano’ l’esigenza di un sussulto di consapevolezza critica di cui la CISL Veneto si è fatta interprete e portavoce, aprendo il ‘Cantiere veneto di un nuovo rinascimento’, senza retorica, senza velleitarismi, bensì valorizzando la cultura della sussidiarietà e della responsabilità, ma soprattutto promuovendo il processo di empowerment della leadership territoriale affinchè sollecitata ad emanciparsi dalla subalternità alle logiche del centralismo burocratico e parassitario romano e ad acquisire la forza e la competenza di incidere sull’agenda politica nazionale a partire dalla capacità di elaborare e realizzare risposte concrete ed innovative alle questioni in ballo, così evitando di subire la marginalizzazione nel cortile locale e dimostrando che l’autonomia non è una sterile rivendicazione bensì una presenza viva ed attiva nel cuore dell’agenda politica nazionale ed europea: uno, tra i molti, esempi efficaci che ho avuto il piacere di leggere nella relazione, è quella relativa al progetto di housing sociale, per il quale è stata la CISL a farsi carico di indicare alla Giunta regionale la via europea alla soluzione del grave problema Casa.

In queste mie considerazioni possono essere emersi degli accenti critici, ma mi si creda, sono solo un omaggio di lealtà e sincerità nei confronti dello sforzo davvero notevole operato da Massimiliano Paglini di dotare l’Organizzazione sociale più importante e radicata nella Comunità veneta di una visione strategica e di una piattaforma programmatica con cui dare alla CISL una centralità fondamentale per rilanciare in termini culturali prima ancora che economici la nostra Regione.

Per questo impegno e per tutte le iniziative che ne conseguiranno, essa potrà contare sul nostro contributo!


Note

Massimigliano Paglini

(*) Classe 1968, originario di Montebelluna (Treviso), ha iniziato il suo percorso sindacale nel 1991 nel mondo del credito come delegato di base, per entrare nel 2008 in Veneto Banca; l’anno successivo è stato eletto segretario del Sindacato delle banche e assicurazioni di Cisl di Treviso e segretario generale di First (ex Fiba) Cisl del Gruppo Veneto Banca, carica ricoperta fino al passaggio in Intesa San Paolo.
Dal 2009 e fino al suo ingresso come organizzativo nella Segreteria di Cisl Belluno Treviso nel 2019, ha guidato come segretario generale First Cisl territoriale, il più grande sindacato italiano nel settore finanziario nato dalla fusione tra la Fiba e la Dircredito. Da novembre 2020 segretario generale di Cisl Belluno Treviso fino alla sua elezione – nel luglio dello scorso anno – a segretario generale regionale.

Una idea in più è un esercizio di libertà.