Calenda rilancia i territori, Salvini stringe sul sovranismo

di Giovanni Faverin – Azione Veneto

Ed in Veneto la competizione sul modello sociale e culturale si fa più ravvicinata…


Due congressi, due visioni d’Italia.
A Roma, Azione ha rilanciato il suo progetto riformista, europeista e pragmatico.
A Padova, la Lega ha stretto la sua identità attorno a parole d’ordine sovraniste, anti-europeiste.

Due direzioni opposte che parlano direttamente anche al Veneto, regione da sempre laboratorio politico, oggi terreno di confronto tra modelli molto distanti.

Carlo Calenda ha aperto il congresso nazionale di Azione con un messaggio chiaro: autonomia, sì, ma come strumento per garantire servizi, non per scavare disuguaglianze. Al centro del suo intervento, la sanità pubblica, sempre più fragile e in affanno nei territori. Calenda ha chiesto stabilizzazioni per il personale, investimenti sulla medicina territoriale, un patto istituzionale per ridare forza a chi lavora nei servizi. Il Veneto è stato evocato come modello virtuoso ma in sofferenza, schiacciato tra eccellenze ospedaliere e territori sempre più scoperti.

La vera novità del congresso, però, è arrivata con la partecipazione della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni: invitata da Calenda, ha scelto di esserci, accettando un confronto politico non scontato. Ha difeso con forza la postura internazionale del suo governo, criticando chi, in Europa, vorrebbe ridurre la spesa per la difesa o prendere le distanze dagli Stati Uniti. «Chi propone la rottura con gli USA o il disarmo dell’Europa vuole trasformarla in una grande comunità hippy demilitarizzata», ha detto. Una frase che ha fatto discutere, ma che ha restituito dignità al confronto tra visioni, in un tempo dominato da muri e slogan.

Nel suo intervento di chiusura, Calenda ha rilanciato: «Sono grato a Meloni per essere venuta. È stato un atto di coraggio. Come lo è stato per me parlare al congresso della CGIL. In politica serve dirsi le cose, anche in platee difficili». Ha proposto l’elezione di un’assemblea costituente per riscrivere la seconda parte della Costituzione, ha escluso ogni alleanza con Italia Viva e rilanciato l’idea di un “gruppo dei volenterosi”: Azione, +Europa, Forza Italia e la parte riformista del PD. Il filo conduttore? Una politica sobria, concreta, che parta dai problemi reali delle persone.

Ben diversa l’atmosfera a Padova, dove Matteo Salvini ha definito la nuova linea della Lega: «Autonomia è sovranismo». Dal palco della Fiera, ha salutato l’ingresso del generale Vannacci, promesso unità interna e rilanciato il vecchio lessico della contrapposizione: l’Europa come nemico, l’Islam come minaccia, lo Stato come ostacolo. Alberto Stefani, Segretario regionale e candidato in pectore alla guida veneta, ha pronunciato un discorso tutto centrato su identità, prossimità, lotta al globalismo e difesa dei confini. Una Lega che cambia pelle ma resta aggrappata al passato, evocato con nostalgia e paura.

Tra Roma e Padova, due idee di autonomia. Azione la vuole responsabile, fondata su dati, diritti e servizi, la Lega la brandisce come simbolo, con un linguaggio che guarda a Orban e Trump più che al federalismo amministrativo…

In mezzo, il Veneto, con le sue comunità, i suoi sindaci, i suoi operatori sanitari ed educativi, che aspettano risposte e non hanno tempo per le bandiere.

Noi siamo pronti in Veneto ad occuparci di comunità per famiglie e comuni, di inclusione per bambini, giovani ed anziani, di accessibilità dei servizi sociali, educativi, lavorativi e di cura, riorganizzando le reti dei professionisti pubblici e del terzo settore per migliorare, accompagnare e accogliere le persone sempre più fragili.

E siamo convinti che una struttura sociale aperta, coesa e tutelata costituisca la precondizione fondamentale per consentire al sistema delle Imprese di trovare nel Territorio le risorse umane, professionali e culturali, per irrobustire la propria capacità competitiva che si gioca in mercato sempre più sfidante, nel quale i pericoli e le minacce arrivano dai leader antieuropei a cui – con incredibile tafazzismo – guarda ammirato il ‘Capitano’ leghista.

Qesto l’intervento di Carlo Calenda in chiusura del congresso nazionale di Azione

Una idea in più è un esercizio di libertà.