la candidatura di  Vera Speranza

Di Dino Bertocco

La donna giusta per la Regione Veneto

Care concittadine e cari concittadini venete/i, sono Vera Speranza e mi è stato proposto dai Rappresentanti del Movimento dei Veneti Volonterosi di candidarmi alla Presidenza del Veneto,  promuovendo a sostegno di questo progetto la partecipazione e l’adesione di tutte/i coloro che sono  impegnate/i  coraggiosamente e generosamente a realizzare un autentico rinnovamento  nel Governo della nostra Regione.


Il mio compito prioritario quindi sarà di  procedere  tempestivamente ad aggregare le forze che sono già in cammino per questo obiettivo e dare ad esse una rappresentanza unitaria,  esponendo e confrontandomi su un  Programma che sia convincente e corrispondente alle attese degli elettori, in particolare di coloro che si sono progressivamente allontanati dalle urne.

Ho aderito con entusiasmo a tale proposta perché condivido la  crescente preoccupazione per il vuoto di valori, idee, indirizzi progettuali che grava sul nostro  futuro, creando incertezze e timori alle nostre famiglie, ai nostri figli, alle nostre imprese ed alle nostre comunità, in un contesto di disordine geopolitico dal quale si faticano  a vedere vie d’uscita.

E’  proprio in una tale  congiuntura che siamo chiamati ad  un cambiamento profondo della visione e della gestione politico-amministrativa del Veneto, innanzitutto assumendoci un surplus di responsabilità personale, diventata  tanto più esigente  e vincolante di fronte alla sconcertante disgregazione ed impreparazione che si sta manifestando  tra gli esponenti e le fazioni  della Destra e  della Sinistra locali.

Dobbiamo prendere atto che nell’ultimo  ventennio sono state  coltivate le illusioni e raccolte e le delusioni di una narrazione che concepiva la nostra Comunità territoriale come una realtà ‘indipendente’ idealizzata e vissuta come un campetto di gioco amatoriale, quasi che  le sfide cruente e decisive per le scelte sociali-economico-finanziarie nazionali  e la stessa competizione per  orientare le strategie dell’assetto europeo non ci riguardassero e non ci competessero.

Durante codesto lungo tempo di diffusa ipnosi abbiamo confidato negli improbabili super-poteri di un Presidente di Regione che, sospinto da un ampio  consenso popolare e dalle indicazioni di consiglieri mistificatori, ci ha trascinati con un volontarismo pari a velleitarismo e  malafede, in un conflitto costituzionale pernicioso  che si è risolto in plurime sconfitte e nel depauperamento dell’intero assetto istituzionale regionale:

  • – con lo svuotamento delle funzioni dell’Assemblea legislativa;
  • con l’invenzione del  residuo fiscale fasullo ed il contestuale mancato esercizio dell’autonomia  in materia di addizionale;
  • con l’abbandono dei Comuni progressivamente impoveriti dalla riduzione dei trasferimenti nazionali e delle loro  basi  imponibili, lasciati soli senza risorse e senza funzioni a fronteggiare la crescente vulnerabilità sociale;
  • con la de-territorializzazione del Sistema sociosanitario affidato ad una gestione burocratico-manageriale estraniata  alle domande sociali di servizi progressivamente inevase ed ignorate.

L’effetto spiazzamento dell’Ente Regione dagli eventi italiani ed europei  è stato quindi mascherato con il ricorso  all’atteggiamento alternativamente conflittuale e/o ruffiano con i poteri centrali oltre che con  lo scimmiottamento adulatorio dei modelli autocratici: che si trattasse di portare la bandiera di San Marco in Crimea, di solidarizzare con gli indipendentisti catalani, di tifare per la  Le Pen, o per  Orban, Bolsonaro e Trump, i Leghisti veneti hanno costantemente seguito  la suprema guida del loro Capitano lombardo, ossequiandolo nelle  sue scorribande alla ricerca di un’improbabile identità sovranista.

Ma ciò che si è rivelato  più grave e devastante per il Veneto è stato il servilismo nell’accettare la strategia salviniana, anche a fronte di scelte che erano manifestamente antitetiche agli interessi della nostra Regione: dall’antieuropeismo al filoputinismo, dall’alleanza con il Grillismo dello spreco assistenzialistico all’accatonaggio dei voti nel Sud del clientelismo e della corruzione.

E’ del tutto evidente che le imminenti elezioni regionali costituiscono l’appuntamento della svolta e della discontinuità con questi fallimenti e miserie propagandistiche.

Ed il cambiamento non può essere affidato né a coloro che presumono di poter  ereditare le spoglie del Governo veneto  con i riti della magna porcatio e delle mediazioni romane sulla pelle degli elettori, né a quanti, durante il ventennio non si sono fatti carico di esercitare un ruolo visibile e riconoscibile di Opposizione e  tanto meno di elaborare e legittimare presso la popolazione un credibile programma alternativo.

Per questa ragione mi sono assunta la responsabilità di lanciare un appello a tutte le forze associativo-culturali ed ai rappresentanti delle formazioni politiche  che hanno maturato  la consapevolezza della congiuntura straordinaria che stiamo vivendo.

Essa rende infatti necessaria un’operazione-trasparenza sul futuro politico-istituzionale  del Veneto,  che sia rivolta a tutta la cittadinanza ma che preveda costitutivamente  il coinvolgimento  del mondo dell’informazione, dell’associazionismo professionale ed imprenditoriale, di quanti  in particolare si cimentano quotidianamente nelle amministrazioni locali e nella gestione dei Beni comuni.

Ma ciò richiede una soggettività politico-partica inedita che sia in grado di recuperare e rigenerare l’esperienza  storica della migliore cultura del Civismo e della Sussidiarietà, del Popolarismo cattolico-sociale, del Riformismo di matrice socialista, coniugata però con l’attitudine a misurarsi con la  contemporaneità  dell’impegno sui terreni cruciali e decisivi dell’innovazione burocratico-amministrativa delle Istituzioni pubbliche, delle sfide imprenditoriali  nel contesto geopolitico della neoglobalizzazione in corso, delle implicazioni della rivoluzione tecnologica e dell’Intelligenza Artificiale sullo sviluppo e  sul processo democratico, delle prove e delle opportunità che ci sottopongono le fenomenologie contestuali e contradditorie dell’immigrazione e dell’emigrazione.

Per una tale progettualità naturalmente non sono sufficienti il mio entusiasmo e la mia dedizione che saranno totali.

So di poter contare su una estesa Rete di portatori di competenze ed esperienze testate sul campo, su elaborazioni e dossier tarati sulle questioni strutturali della governance regionale, che hanno trovato sulle pagine e nelle iniziative del Giornale del Veneto confronti, approfondimenti ed un’ampia documentazione.

Mi preme pertanto sottolineare in conclusione di questo messaggio, che le attività e le iniziative politico-culturali che accompagneranno e caratterizzeranno la mia candidatura saranno supportate da strumenti di comunicazione e metodologie di partecipazione attiva attraverso una mobilitazione cognitiva e sentimentale che garantiranno trasparenza e condivisione.

L’obiettivo prioritario che mi propongo è di contribuire a promuovere  un’alternativa di governo regionale autentica, che  ridia ai veneti fiducia e speranza nel (loro) potere determinante di incidere realmente sul rinnovamento e sul destino comune del Veneto, sottraendolo ai mercanteggiamenti di Destra e di Sinistra nei quali sono  completamente assenti  il Bilancio del passato ed il Progetto di Futuro.


Potete trovare informazioni e contribuire al Programma ed alla Campagna elettorale sugli spazi e sulle rubriche del Giornale del Veneto, in particolare nel repository nel quale procederemo a pubblicare articoli, interviste, documenti prodotti dalle associazioni e dalle forze politiche che condivideranno e sosterranno l’appello di Vera Speranza.

Per quanto riguarda i temi e le questioni che hanno una valenza più generale di carattere politico, economico ed istituzionale potrete accedere al Repository di Forza Riformatori.

Una idea in più è un esercizio di libertà.